Antonio Monestiroli, L’Architettura secondo Gardella

Milano, ristampa Maggioli Editore 2010

Milano, giovedì 2 marzo 1995. L’appuntamento, come al solito, è fissato alle 11.30 sotto lo studio di via Marchiondi, nella bella casa che Gardella stesso ha progettato nel dopoguerra, con Anna Castelli-Ferrieri e Roberto Manghi. È il terzo incontro di questa lunga e indimenticabile intervista, organizzata per pubblicare un libro destinato agli studianti d’architettura, sulla traccia di un famoso esempio che ha segnato la storia del cinema. “Tutto è iniziato da una caduta in acqua”: è questo l’incipit del libro Il cinema secondo Hitchcock di François Truffaut. Nel nostro caso, l’atmosfera è molto meno grottesca di quella che i due giovani registi francesi, Truffaut e Chabrol, hanno vissuto durante il loro primo incontro con Alfred Hitchcock. Eppure, la scena del caffè che ogni volta siamo obbligati a recitare all’ora dell’aperitivo, ha sicuramente qualcosa del celebre umorismo hitchcockiano. L’orario è strategico: il maestro non può affaticarsi troppo e quindi dopo un’ora e mezza circa, giusto prima del pranzo, deve congedarci. A dire il vero, in quanto ad energie, oltre naturalmente a molto altro, il nostro interlocutore batte tutti e in ognuno dei dodici incontri, durati da febbraio a maggio di quell’anno, siamo sempre stati noi a dichiarare la chiusura della conversazione, complici anche i vecchi e rumorosi nastri per la registrazione impostati sui canonici 60 o 90 minuti.

Dall’introduzione di Federico Bucci


l'architettura secondo gardella 2vers